Fondazione Opera Campana dei Caduti

INVENTARIO DELL’ARCHIVIO

Soggetti produttori

Ente

Fondazione “Opera Campana dei Caduti” di Rovereto

1925 maggio

Storia
campanaLa nascita di un ente dedicato alla costruzione e alla gestione del progetto della Campana dei Caduti di Rovereto può essere individuata nel 1922, quando il sacerdote Antonio Rossaro avvia, tramite la pubblicazione “Alba trentina”, una sottoscrizione in denaro per l’istituzione a Rovereto di una campana monumentale per la commemorazione dei caduti nel conflitto mondiale. Nel 1924 è attivo un Comitato pro Campana dei Caduti, il quale il 16 aprile presenta istanza alla Prefettura di Trento per il nulla osta ai lavori di collocazione della campana; il 22 agosto 1924 il Comitato firma un contratto con la ditta Colbacchini di Trento per la fusione della campana, utilizzando anche materiali provenienti da cannoni di di vari eserciti delle nazioni belligeranti (1).
Nel maggio 1925 viene approvato il primo statuto dell’ente (2). Ad ottobre la campana, posta sul torrione Malipiero del castello di Rovereto, viene inaugurata ufficialmente. Nel 1929 viene predisposto un nuovo statuto (3). Il 31 dicembre 1929, si chiude il primo esercizio finanziario “ufficiale” del Comitato, comprendente la contabilità a partire dal 1922 (4). Nel 1934 viene proposta alla Reggenza da Rossaro l’erezione in ente morale (5). Nel 1939 Rossaro presenta al Consiglio un nuovo statuto, chiamato “Magna carta” (6) e viene richiesto il patronato del Sovrano Militare Ordine di Malta (7), che sarà attivato l’anno successivo (8). Nel gennaio 1952 muore Antonio Rossaro. Si pone il problema di nominare un nuovo reggente (9), che verrà eletto nel maggio 1953 (10), nella persona del frate cappuccino padre Eusebio Jori. Il nuovo reggente ripropone la richiesta di erezione in ente morale dell’Opera Campana e conferma i membri della Reggenza. Nel 1960 la Reggenza dell’Opera decide di trasferire la Campana dal castello alla località Valscodella, a monte della città, sulle pendici occidentali dello Zugna, teatro di violenti scontri durante la I guerra mondiale. Il luogo verrà rinominato Colle di Miravalle. Lo spostamento sancisce anche la separazione a livello amministrativo e gestionale dal Museo storico italiano della guerra, ospitato dal castello di Rovereto (11).
Con atto costitutivo stipulato in data 5 ottobre 1965 presso il notaio Munari di Rovereto viene istituita la Fondazione “Opera Campana dei Caduti” (12). Allegato all’atto è lo statuto del nuovo ente. Il 19 ottobre 1965 il Sovrano Militare Ordine di Malta revoca il patronato. Il 3 novembre 1965 la campana viene trasferita nella nuova sede (13).
Con il decreto del Presidente della Repubblica Antonio Saragat il 18 gennaio 1968 viene riconosciuta la personalità giuridica della Fondazione “Opera Campana dei Caduti”, con sede in Rovereto (14).
La direzione del Museo storico della guerra, nell’intento di far revocare il decreto presidenziale, il 22 maggio 1968 presenta un ricorso al Consiglio di Stato, rigettato con sentenza del 25 giugno 1969. Nel frattempo, altri ricorsi erano stati presentati, anche al presidente della Repubblica, da altri soggetti: “Comitato di riconoscenza a don Rossaro”, “Museo storico della guerra”, “Eredi don Antonio Rossaro”, “Gruppo di roveretani ricoprenti cariche pubbliche” (15).
Il 20 aprile 1970 la Giunta esecutiva del Museo presenta un nuovo ricorso ai presidenti della Repubblica e del Consiglio, ai ministri della Difesa e della Pubblica Istruzione, affinché la campana torni al castello. Il primo aprile 1971 il Museo presenta al Tribunale di Rovereto una memoria istruttoria contro l’Opera Campana dei Caduti per mancati adempimenti contrattuali. Il 27 marzo 1973 il Tribunale di Rovereto emette una sentenza che intima alla reggenza di riportare la campana a proprie spese sul castello. La Reggenza ricorre in appello e nel 1974 la sentenza d’appello le è favorevole. Il Museo si rivolge allora alla Corte di Cassazione che nel 1976 rinvia alla Corte d’appello di Firenze, ma l’ultimo grado di giudizio si esprimerà in favore della Fondazione (16). Nel 1979 si spegne padre Eusebio Jori, rimasto fino ad allora reggente dell’Opera. Dopo 5 anni di gestione provvisoria da parte del vice-reggente Renzo Gasperi, il 20 febbraio 1984 viene nominato quale terzo reggente Pietro Monti, già sindaco di Rovereto dal 1978 al 1983. Nel 1983 si chiudono le vertenze relative alla sede e alla natura giuridica della Fondazione, con la sentenza definitiva della Corte di Cassazione sulla causa civile promossa dal Museo storico della guerra di Rovereto per il trasferimento della Campana (17). Su iniziativa della Fondazione, nel 1993, viene inaugurata l’Università Internazionale delle Istituzioni dei Popoli per la Pace (UNIP) di Rovereto (18). Nel corso del 2000 viene costituito l’Osservatorio sui Balcani, destinato a collaborare con progetti di cooperazione tramite attività di ricerca, divulgazione e formazione (19). Il 10 luglio 2003 Pietro Monti rassegna le dimissioni da Reggente; gli succede Alberto Robol (20). Sulla base di quanto previsto dalla Legge 24 febbraio 2006, n. 103 presentata dal senatore roveretano Renzo Michelini, la città di Rovereto può fregiarsi del titolo di “Città della Pace” e la Fondazione Opera Campana dei Caduti può avviare il processo di accreditamento presso istituzioni internazionali come l’ONU e il Consiglio d’Europa (21).

Condizione giuridica
L’Opera Campana dei Caduti vive quale associazione di fatto fino al 1968, quando acquisisce personalità giuridica, riconosciuta nella forma della fondazione.
La natura e la gestione dell’ente viene perciò definita e regolata dal Codice civile, Libro primo (“Delle persone e della famiglia”), Titolo II (“Delle persone giuridiche”) (22).
Fino a quella data l’ente era stato un’associazione di fatto, il cui ordinamento e amministrazione erano regolati dagli accordi intercorsi tra gli associati.
Secondo il Codice le fondazioni “acquistano la personalità giuridica mediante il riconoscimento concesso con decreto reale” (art. 12) e “devono essere costituite con atto pubblico” (art. 14). “L’atto costitutivo e lo statuto devono contenere la denominazione dell’ente, l’indicazione dello scopo, del patrimonio e della sede, nonché le norme sull’ordinamento e sull’amministrazione. Devono anche determinare i diritti e gli obblighi degli associati e le condizioni della loro ammissione […]. L’atto costitutivo e lo statuto possono inoltre contenere le norme relative alla estinzione dell’ente e alla devoluzione del patrimonio” (art. 16). “Gli amministratori sono responsabili verso l’ente secondo le norme del mandato” (art. 18).
Altre norme relative alle fondazioni:
“La domanda per il riconoscimento di una persona giuridica deve essere accompagnata dalla copia autentica dell’atto costitutivo e dello statuto e da quegli altri documenti che possono, secondo le circostanze, servire a dimostrare lo scopo dell’ente e i mezzi patrimoniali per provvedervi” (art. 2).
“Il registro delle persone giuridiche è istituito presso la cancelleria del tribunale di ogni capoluogo di provincia ed è tenuto sotto la diretta sorveglianza del presidente del tribunale” (art. 22): questo articolo viene abrogato dall’art. 11.1, lett. f, del D. P. R. 10 febbraio 2000, n. 361 (23).
“Le iscrizioni si eseguono nel registro tenuto nel capoluogo della provincia, nella quale è la sede della persona giuridica” (art. 24).
La L. 31 maggio 1995, n. 218 (24) riforma il sistema italiano di diritto internazionale privato, occupandosi anche, all’art. 25, di fondazioni:
“Le società, le associazioni, le fondazioni ed ogni altro ente, pubblico o privato, anche se privo di natura associativa, sono disciplinati dalla legge dello Stato nel cui territorio è stato perfezionato il procedimento di costituzione. Si applica, tuttavia, la legge italiana se la sede dell’amministrazione è situata in Italia, ovvero se in Italia si trova l’oggetto principale di tali enti. In particolare sono disciplinati dalla legge regolatrice dell’ente:
a) la natura giuridica;
b) la denominazione o ragione sociale;
c) la costituzione, la trasformazione e l’estinzione;
d) la capacità;
e) la formazione, i poteri e le modalità di funzionamento degli organi;
f) la rappresentanza dell’ente;
g) le modalità di acquisto e di perdita della qualità di associato o socio nonché i diritti e gli obblighi inerenti a tale qualità;
h) la responsabilità per le obbligazioni dell’ente;
i) le conseguenze delle violazioni della legge o dell’atto costitutivo”.
E’ quindi da considerare il citato D. P. R. 10 febbraio 2000, n. 361, regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti di riconoscimento di persone giuridiche private e di approvazione delle modifiche dell’atto costitutivo e dello statuto. Secondo l’art. 1, “Procedimento per l’acquisto della personalità giuridica”:
“le associazioni, le fondazioni e le altre istituzioni di carattere privato acquistano la personalità giuridica mediante il riconoscimento determinato dall’iscrizione nel registro delle persone giuridiche, istituito presso le prefetture” (comma 1).
“La domanda per il riconoscimento di una persona giuridica, sottoscritta dal fondatore ovvero da coloro ai quali è conferita la rappresentanza dell’ente, è presentata alla prefettura nella cui provincia è stabilita la sede dell’ente. Alla domanda i richiedenti allegano copia autentica dell’atto costitutivo e dello statuto. La prefettura rilascia una ricevuta che attesta la data di presentazione della domanda” (comma 2).
“Ai fini del riconoscimento è necessario che siano state soddisfatte le condizioni previste da norme di legge o di regolamento per la costituzione dell’ente, che lo scopo sia possibile e lecito e che il patrimonio risulti adeguato alla realizzazione dello scopo” (comma 3).
“Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, da adottarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, sentito il Ministro dell’interno, sono determinati i casi in cui il riconoscimento delle persone giuridiche che operano nelle materie di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali è subordinato al preventivo parere della stessa amministrazione” (comma 10).
Eventuali modificazioni allo statuto sono approvate, secondo l’art. 2, “con le modalità e nei termini previsti per l’acquisto della personalità giuridica dall’articolo 1”.
L’art. 3 tratta del “Registro delle persone giuridiche”; l’art. 4 si occupa quindi delle “Iscrizioni nel registro”:
“Nel registro devono essere indicati la data dell’atto costitutivo, la denominazione, lo scopo, il patrimonio, la durata, qualora sia stata determinata, la sede della persona giuridica e il cognome, il nome e il codice fiscale degli amministratori, con menzione di quelli ai quali è attribuita la rappresentanza” (comma 1).
“Nel registro devono altresì essere iscritte le modificazioni dell’atto costitutivo e dello statuto, il trasferimento della sede e l’istituzione di sedi secondarie, la sostituzione degli amministratori, con indicazione di quelli ai quali è attribuita la rappresentanza, le deliberazioni di scioglimento, i provvedimenti che ordinano lo scioglimento o accertano l’estinzione, il cognome e nome dei liquidatori e tutti gli altri atti e fatti la cui iscrizione è espressamente prevista da norme di legge o di regolamento” (comma 2).
Si ricorda ancora il D. Lgs. 8 giugno 2001, n. 231 (25), relativo alle responsabilità degli enti per illeciti amministrativi, commessi “a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso”, oppure “b) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a)” (art. 5, comma 1).

Funzioni, occupazioni e attività
Lo “Statuto della Campana dei Caduti in Rovereto”, primo statuto dell’ente, del 1925, affida a un Curatorio la “Campana dei Caduti battezzata nel nome di Maria Dolens, da S. A. il Principe Vescovo di Trento, Mons. Endrici, il 24 maggio 1925, fungendo da madrina S. M. la Regina Madre Margherita di Savoia”. Essa è “dedicata esclusivamente a tutti i Caduti della Guerra Mondiale e per essi soltanto deve suonare, onde ne resta assolutamente proibito l’uso per qualsiasi altra circostanza”. La campana deve suonare ogni sera.
L’atto costitutivo della Fondazione ‘Opera Campana dei Caduti’ ed il relativo statuto del 1965 le assegnano i seguenti scopi: curare la manutenzione della monumentale Campana “Maria Dolens”; onorare con giornalieri rintocchi i Caduti di tutte le guerre; conservare alla memoria il ricordo delle stragi belliche; promuovere e diffondere, in Italia e all’estero, la fratellanza.
Il patrimonio della fondazione è costituito: dal conferimento dei fondatori costituenti il Comitato promotore, costituito dalla Campana dei Caduti e da un terreno sito in località Valscodella, nel comune catastale di Lizzana (p. ed. 223/1 e pp. ff. 331, 332/1, 332/2, 334); da lasciti e donazioni eventuali; da ogni altro provento e contributo.
Le rendite della fondazione sono costituite: dai proventi del patrimonio; dai proventi delle attività svolte nel perseguimento degli scopi della fondazione; da ogni altro eventuale reddito. Le rendite devono essere impiegate nella cura e manutenzione della campana e dei beni annessi, e in iniziative culturali a favore della fratellanza fra i popoli.
Successive modifiche allo statuto (26) aggiungono i seguenti scopi: la promozione di attività educative, formative e di ricerca nel mondo dell’associazionismo, della cooperazione, della diplomazia popolare, della non-violenza e della pace; la promozione di ogni altra iniziativa nel mondo per la formazione alle idee di pace, di convivenza tra i popoli, di composizione pacifica dei conflitti e di rispetto dei dirittti umani; la promozione di contatti con le rappresentanze diplomatiche di tutti i paesi del mondo al fine di un’adesione formale al “Patto di pace”, in conformità dei principi informatori della Fondazione.
Su iniziativa della Fondazione Opera Campana dei Caduti nel 1993 viene istituita l’Università Internazionale delle Istituzioni dei Popoli per la Pace (UNIP). L’università svolge attività scientifica e divulgativa sui temi della pace e si propone di fornire uno spazio di ricerca e formazione nel campo della tutela dei diritti umani e dei popoli, della costruzione della pace, della trasformazione dei conflitti, della nonviolenza, della democrazia partecipativa, dello sviluppo sostenibile dal basso, del mondo dei movimenti sociali e della diplomazia popolare. (27).
La Legge provinciale 8 febbraio 2007 n. 2 (28), che recepisce i contenuti della Legge 24 febbraio 2006, n. 103 prevede la costituzione di una fondazione denominata “Città della pace”, in concorso tra la Provincia, il Comune di Rovereto, la Fondazione Opera Campana dei Caduti, il Museo storico della guerra di Rovereto e altri soggetti pubblici e privati. Viene inoltre disposto un contributo finanziario alla Fondazione Opera Campana dei Caduti, per procedere al completamento dei lavori di ristrutturazione del complesso monumentale della collina di Miravalle.

Struttura amministrativa
Lo “Statuto della Campana dei Caduti in Rovereto” del 1925 definisce la seguente struttura amministrativa. La Campana dei Caduti è affidata ad un Curatorio formato da: un delegato del Municipio; i parroci di Rovereto; il presidente della locale Congregazione di Carità, quale proprietario del castello; il presidente del Museo Italiano della Guerra; il presidente dell’Ossario Castel Dante. Il presidente del Curatorio dovrebbe essere eletto ogni tre anni tra i componenti del Curatorio stesso: di fatto resterà al vertice dell’ente, fino alla morte nel 1952, il promotore dello stesso, Antonio Rossaro.
Al Curatorio sarà aggregata una Commissione di alcuni membri, da cui verrà scelto il cassiere, il regolatore ed il custode dell’archivio e Sala della Campana dei Caduti, di cui proprietario resterà sempre il Curatorio.
Con il successivo statuto del 1929 muta la struttura amministrativa. Il Curatorio è sostituito da un Direttorio formato da sette membri: un delegato del Municipio; i tre parroci di Rovereto; il presidente del Museo Storico Italiano della Guerra; il presidente della locale Cassa di risparmio e un cittadino di Rovereto, che verrà scelto e nominato dal nuovo Direttorio.
Sui verbali delle sedute dell’organo direttivo dell’ente questo è denominato come Consiglio dell’Opera Campana dei Caduti o come Reggenza della Campana dei Caduti. Vengono istituiti comitati esecutivi e commissioni tematiche (29). Nel 1940 viene modificato il regolamento interno e viene istituita la figura dell’economo, addetto alla sorveglianza sul funzionamento della campana (30). La versione definitiva del 1948 de “La Magna Carta della Campana dei Caduti” affida la Campana “ad un Curatorio denominato ‘Reggenza dell’Opera della Campana dei Caduti’, in Rovereto”. Tra il 1960 ed il 1962 è attivo un Comitato esecutivo per la rifusione della Campana dei Caduti, aperto a personalità esterne all’Opera (31).
L’atto costitutivo della Fondazione ‘Opera Campana dei Caduti’ ed il relativo statuto del 1965 definiscono una nuova struttura amministrativa.
L’Opera Campana dei Caduti è retta da un Consiglio di reggenza composto da 12 consiglieri, i quali eleggono al loro interno il Reggente, il vice-reggente, un segretario ed un tesoriere. I consiglieri restano in carica a vita, a meno di dimissioni volontarie. Il reggente rappresenta l’Opera e ne cura direttamente la normale gestione, mentre indirizzi, programmi e inziative sono espressi dal Consiglio (il quale si riunisce ordinariamente almeno due volte l’anno, a gennaio e giugno, per l’approvazione dei bilanci). Il vice-reggente sostituisce il reggente nei casi di assenza o impedimento, e svolge le mansioni di volta in volta delegate. Il segretario redige i verbali delle sedute del Consiglio e coadiuva il reggente. Al tesoriere è affidata la gestione finanziaria dell’ente. Con successive modificazioni allo statuto (32) si prevede la possibilità di delega di una parte delle funzioni del Consiglio ad un Comitato esecutivo composto da un minimo di tre fino a un massimo di cinque membri.
La funzione di controllo è affidata ad un Collegio di revisori dei conti, composto da tre componenti nominati dal Consiglio. Il collegio dei revisori provvede al riscontro della gestione finanziaria, accerta la regolare tenuta delle scritture contabili, effettua verifiche di cassa, assiste alle sedute del Consiglio.
Il 27 luglio 2018, alla presenza del notaio Paolo Piccoli, il Consiglio di reggenza votava all’unanimità il nuovo statuto della “Fondazione Campana dei Caduti”, che – mantenedo pressoché inalterati scopi e finalità della fondazione – definisce un Consiglio di 12 membri, tre dei quali nominati dalla Giunta della Provincia autonoma di Trento e uno dal Comune di Rovereto; istitusce un Comitato esecutivo quale organo di gestione della Fondazione. Il limite dei mandati quadriennali è fissato nel numero di due. Il Commissariato del Governo per la Provincia di Trento in data 2 ottobre 2018 comunica l’approvazione delle modifiche statutarie e l’iscrizione della Fondazione al n. 17 del Registro delle persone giuridiche istituito presso il Comissariato stesso ai sensi del D.P.R. 20 febbraio 2000 n. 361.

Contesto generale
La Legge 26 novembre 1925, n. 2029 (33) stabilisce per tutte le associazioni, enti ed istituti l’obbligo di comunicare alla Autorità di Pubblica Sicurezza l’atto costitutivo, lo statuto e i regolamenti interni, l’elenco nominativo delle cariche sociali e dei soci, e ogni altra notizia intorno alla loro organizzazione ed attività, tutte le volte che ne vengono richiesti per ragioni di ordine e di sicurezza pubblica. L’obbligo della comunicazione spetta a tutti coloro che hanno funzioni direttive o di rappresentanza delle associazioni, enti od istituti.
Il primo statuto dell’ente, del 1925, stabilisce che eventuali divergenze riguardanti la Campana dei Caduti, ove non abbiano trovato soddisfacente componimento nel Curatorio, saranno inappellabilmente giudicate da un Collegio arbitrale costituito dal prefetto della Provincia, dal comandante la locale Piazza militare e dal vescovo di Trento, che fungerà da presidente.
Dal 1940 al 1965 l’ente di Rovereto è posto sotto l’alto patronato del Sovrano Militare Ordine di Malta. Lo statuto del 1948 specifica che “eventuali modifiche alla ‘Magna Carta’ devono essere approvate dal Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta, al cui inappellabile verdetto si dovranno sottoporre eventuali divergenze non sanabili all’interno della Reggenza”.
Dal 1968 l’ente di Rovereto acquisisce la personalità giuridica nella forma della fondazione. Secondo il Codice civile, approvato con R.D. 16 marzo 1942, n. 262, le associazioni, le fondazioni e le altre istituzioni di carattere privato acquistano la personalità giuridica mediante il riconoscimento concesso con decreto reale (poi con decreto del presidente della Repubblica). Per determinate categorie di enti che esercitano la loro attività nell’ambito della provincia, il Governo può delegare ai prefetti la facoltà di riconoscerli con loro decreto. Anche le modificazioni dell’atto costitutivo e dello statuto devono essere approvate dall’autorità governativa nelle forme indicate sopra.
Le disposizioni per l’attuazione del codice civile, emanate con R.D. 30 marzo 1942, n. 318, specificano che l’acquisto di immobili o l’accettazione di donazioni, eredità e legati da parte di persone giuridiche, associazioni e fondazioni, è subordinato all’autorizzazione governativa, o dei prefetti per gli enti che esercitano la loro attività nell’ambito di una provincia (34).
Infine, secondo il D.P.R. 10 febbraio 2000, n. 361, le associazioni, le fondazioni e le altre istituzioni di carattere privato acquistano la personalità giuridica mediante il riconoscimento determinato dall’iscrizione nel registro delle persone giuridiche, istituito presso le prefetture. Le modificazioni dello statuto e dell’atto costitutivo sono approvate con le modalità e nei termini previsti per l’acquisto della personalità giuridica, salvo i casi di riconoscimento della personalità giuridica per atto legislativo. I compiti spettanti in base alle disposizioni del decreto al prefetto e alle prefetture si intendono riferiti, per la Provincia autonoma di Trento, al Commissario del governo. Le funzioni amministrative già attribuite all’autorità governativa dalle norme del capo II, titolo II, libro I del codice civile, sono esercitate dalla Provincia autonoma di Trento.
Con il D.P.R. 18 gennaio 1968, con il quale viene riconosciuta la personalità giuridica della Fondazione “Opera Campana dei Caduti”, l’ente viene sottoposto alla vigilanza del Ministero della difesa, che ne approva lo statuto allegato all’atto costitutivo del 1965.

Note
(1) Vadagnini A., “Maria Dolens un simbolo di pace. La Campana che risveglia la coscienza dei popoli”, Rovereto, ViaDellaTerra, 2005, pp. 31-40.
(2) “Statuto della Campana dei Caduti in Rovereto”, dattiloscritto inedito, [1925].
(3) Pubblicato in “Lo Statuto della Campana dei Caduti in Rovereto. Prefazione e commento di A. Rossaro”, Rovereto, 1929.
(4) FOCC, 14.1.
(5) FOCC, 1.1 (vedi: verbale n. 1 del 20 maggio 1934). La locuzione “ente morale” è parte del lessico giuridico italiano dell’ultimo secolo e mezzo: “Associazioni e fondazioni erano, nel secolo scorso [ci si riferisce qui al sec. XIX], le persone giuridiche per eccellenza […], ed associazioni e fondazioni – la personalità giuridica delle quali era, in presenza del riconoscimento statuale, fuori discussione – venivano senz’altro indicate con il termine, impiegato come sinonimo, di corpo o ente morale o persona giuridica.” (Galgano F., “Persona giuridica”, in “Digesto delle discipline privatistiche”, vol. XIII, Torino, 1995, p. 397). Anche dopo l’emanazione del codice civile del 1942 nel lessico giuridico italiano è continuato l’uso della locuzione “ente morale”, ma non più come sinonimo perfettamente sovrapponibile a “persona giuridica”; essa è utilizzata per definire specificamente una persona giuridica che abbia acquistato la qualità di soggetto di diritto (riconoscimento o erezione in ente morale) tramite decreto del capo dello Stato (si veda: Landi G., Potenza G., “Manuale di diritto amministrativo”, Milano, Giuffrè, 1974, pp. 57-59, 94).
(6) Dopo varie bozze provvisorie la versione definitiva dello statuto è pubblicata in “La Magna Carta della Campana dei Caduti. Rovereto”, Padova, 1948.
(7) FOCC, 1.1. (vedi: verbale n. 19 del 11 marzo 1939).
(8) “Inventario del fondo ‘Comitato riconoscenza a Don Rossaro’, 1965 – 1973” a cura di Flavia Caldera, 2008, Serie 3, Statuti e Magna Carta, verbale dell’atto notarile di data 26 maggio 1940, repertorio n. 2691, che stabilisce formalmente la Campana dei Caduti sotto il patronato del Sovrano Militare Ordine di Malta.
(9) FOCC, 1.2 (vedi: verbali nn. 51-62 del gennaio 1952 e aprile 1953).
(10) Ibidem, (vedi: verbale n. 63 del 15 maggio 1953).
(11) Cfr. “Inventario del fondo ‘Comitato riconoscenza a Don Rossaro’, cit., e “Livio Fiorio. Inventario dell’archivio (1910-1974)”, a cura di Mirko Saltori, 2010, introduzione alla serie 5, “Campana – Museo”.
(12) Atto 5 ottobre 1965, n. 15611/3739 di repertorio, richiamato in D.P.R. 18 gennaio 1968, n. 205, “col quale, sulla proposta del Ministro per la difesa, viene riconosciuta la personalità giuridica ed approvato lo statuto della Fondazione ‘Opera Campana dei Caduti’, con sede in Rovereto”, pubblicato in G. U. 25 marzo 1968, n. 78.
(13) “Livio Fiorio. Inventario dell’archivio (1910-1974)”, cit., introduzione alla serie 5, “Campana – Museo”.
(14) D.P.R. 18 gennaio 1968, n. 205, “col quale, sulla proposta del Ministro per la difesa, viene riconosciuta la personalità giuridica ed approvato lo statuto della Fondazione ‘Opera Campana dei Caduti’, con sede in Rovereto”, pubblicato in G. U. 25 marzo 1968, n. 78.
(15) http://www.fondazioneoperacampana.it/, “Cronache”, consultato nel maggio 2018.
(16) “Livio Fiorio. Inventario dell’archivio (1910-1974)”, cit., introduzione alla serie 5, “Campana – Museo”.
(17) FOCC, 4.2.3.
(18) Valdambrini A., “Le attività formative civili relative al peacekeeping”, in “Centro Studi Difesa Civile. Dalla ricerca all’azione. I quaderni per la gestione costruttiva dei conflitti”, quaderno n. 1, 2008, pp. 59-60.
(19) FOCC, 4.1.2.
(20) Ibidem.
(21) Legge 24 febbraio 2006, n. 103, “Disposizioni concernenti iniziative volte a favorire lo sviluppo della cultura della pace”, pubblicata in G. U. 17 marzo 2006, n. 206
(22) “Approvazione del testo del Codice civile”, “Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia”, edizione straordinaria, n. 79, 4 aprile 1942.
(23) “Regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti di riconoscimento di persone giuridiche private e di approvazione delle modifiche dell’atto costitutivo e dello statuto (n. 17 dell’allegato 1 della legge 15 marzo 1997, n. 59)”, G. U. n. 286, 7 dicembre 2000.
(24) “Riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato”, Supplemento ordinario n. 68 alla G. U. n. 128, 3 giugno 1995.
(25) “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell’articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300”, G. U. n. 140, 19 giugno 2001.
(26) Cfr. http://www.fondazioneoperacampana.it/it/la-fondazione/area-documenti.html, “Statuto attuale della Fondazione ‘Opera Campana dei Caduti'”, consultato in data 29 maggio 2018.
(27) Valdambrini A., cit., pp. 59-60; Gentilini M., Giovanella M., “Un impegno per la pace: l’esperienza dell’Università internazionale delle istituzioni dei popoli per la pace: testimonianze e inventario dell’archivio (1993-2007)”, Trento, Fondazione Museo storico del Trentino, 2014 (Collana “Quaderni di Archivio Trentino”); l’inventario è scaricabile dal sito della Fondazione Museo storico del Trentino.
(28) L.P. 8 febbraio 2007, n. 2, “Disposizioni per l’attuazione della legge 24 febbraio 2006, n. 103 (Disposizioni concernenti iniziative volte a favorire lo sviluppo della cultura della pace), e modificazioni della legge provinciale 10 giugno 1991, n. 11 (Promozione e diffusione della cultura della pace)”, pubblicata in B.U. 20 febbraio 2007, n. 8.
(29) FOCC, 1.1 (vedi: verbale n. 5 del febbraio 1935).
(30) FOCC, Ibidem, (vedi: verbale n. 26 del 25 maggio 1940).
(31) FOCC, 4.6.2.
(32) Cfr. http://www.fondazioneoperacampana.it/it/la-fondazione/area-documenti.html, “Statuto attuale della Fondazione ‘Opera Campana dei Caduti'”, consultato in data 29 maggio 2018.
(33) L. 26 novembre 1925, n. 2029, “Regolarizzazione dell’attività delle Associazioni, Enti ed Istituti e dell’appartenenza ai medesimi del personale dipendente dallo Stato, dalle Province e dai Comuni e da Istituti sottoposti per legge alla tutela dello Stato, delle Province e dei Comuni”, pubblicata in G. U. 28 novembre 1925, n. 277.
(34) La L. 15 maggio 1997, n. 127, all’ art. 13.1, ha abrogato le disposizioni che prescrivono autorizzazioni per l’acquisto di immobili o per accettazione di donazioni, eredità e legati da parte di persone giuridiche, as

Persona

Antonio Rossaro

1883 giugno 8 - 1952 gennaio 4

Storia
Antonio RossaroAntonio Rossaro nacque a Rovereto l’8 giugno 1883 da Giovanna Marini e Giuseppe Rossaro, maestro di scuola elementare. Suddito autriaco, frequentò le scuole primarie nella città natale e proseguì la formazione presso vari istituti dell’Ordine religio-so dei Padri Giuseppini a Rovereto e nel Regno. Dopo un inter lungo e contrastato, il 15 ottobre 1909 ottenne di entrare in seminario a Rovigo dove terminò gli studi e il 1° aprile 1911 venne ordinato sacerdote dal vescovo di Adria, mons. Tommaso Pio Boggiani (1). L’attività di Rossaro nel Polesine si sviluppò per un decennio, tra il 1911 e il 1920, andando ben oltre l’impegno pastorale. Fu cappellano della piccola comunità di Ceneselli e insegnò nel Collegio dell’Angelo custode e al Gin-nasio liceo di Rovigo. Prestò quindi la propria opera nella biblioteca dell’Accademia dei Concordi, dove alcuni decenni prima svolse funzioni di bibliotecario il conterraneo don Luigi Fogolari (zio materno di Cesare Battisti), condannato a morte dall’Austria per cospirazione e poi graziato, già docente nel seminario vescovile di Rovigo (2). L’impegno di Rossaro alla Concordiana, tuttavia, non si esaurì nell’ordinaria attività di catalogazione e ordinamento delle collezioni, ma si profuse anche nella ricerca di testimonianze riferibili agli accadimenti bellici del Polesine, che andarono ad arricchire il patrimonio dell’isti-tuto di manifesti, proclami, corrispondenza di guerra e documentazione relativa ai soldati ricoverati negli ospedali del rodi-giano e all’attività di associazioni e comitati patriottici (3). Sempre a Rovigo, fu chiamato a dirigere il periodico diocesano “Il Popolo” e si fece promotore di numerose iniziative culturali, cimentandosi anche nella produzione letteraria dando alle stampe numerosi contributi: tra questi, il saggio “Cristina Roccati e il suo tempo”, un omaggio all’intellettuale rodigina del Settecen-to, membro dell’Accademia dei Concordi e terza fra le donne italiane a conseguire la laurea, e il “Parzival”, un libero adatta-mento del dramma musicale wagneriano che fu rappresentato nel teatro del Collegio dell’Angelo custode il 25 marzo 1914, sotto la direzione del canonico Romano Zanchetta e con scenografie di Quintilio Ferrari (4).
Un altro aspetto rilevante del periodo di permanenza di Rossaro a Rovigo furono i frequenti contatti con una cerchia di esuli trentini, con i quali condivise la fede irrendentista e l’inquietudine per le sorti della terra d’origine. Frutto di questo sodalizio fu la costituzione nel gennaio 1917 dell’associazione “Famiglia trentina”, accolta con plauso dalla popolazione e dal sindaco di Rovigo, Ugo Maneo. Nata da “l’impellente bisogno d’un fraterno scambio d’idee e di mutui conforti nella grigia ora”, ne fecero parte oltre a Rossaro, Luigi Munari, Livio Gasperetti, Giannino Tessaro e Gino Erba (5).
Con l’entrata in guerra dell’Italia Rossaro avviò una energica propaganda patriottica diffusa soprattutto attraverso le pagine di “Alba trentina”, la rivista con periodicità mensile dedicata al Trentino che fondò a Rovigo nel 1916 e che diresse fino al 1926 (6). Una nota di redazione sul primo numero di gennaio 1917 enunciava le finalità della rivista:
“Scopo della nostra modesta rivista è riunirci e confrotarci nel supremo ideale della nostra vicina ressurrezione. È far conoscere a tutti il nostro Trentino. È preparargli dei fratelli del regno di ieri, quell’accoglienza generosa, calda, soave di cui la sua in-temerata e rigorosa italianità lo fece degno. Quando l’Italia giunta a Trento redenta, in faccia al glorioso castello eco lontana di Roma, di fronte al vetusto duomo, gloria epica dei Comuni, ai piedi di Padre Dante, anticipato messaggio della più grande Italia, chiuderà il volume dei suoi destini, sigillandolo con l’impronta della vittoria sotto l’arco di Druso alle porte del Bren-nero l’ ‘alba trentina’ compiuta la breve sua missione, si fonderà alla luce del nuovo giorno, lieta di aver gettato il suo seme nei giorni dell’angoscia pei giorni della gloria” (7).
La rivista continuò a pubblicare i fascicoli anche dopo il termine del conflitto, nonostante “qualche lieve dubbio, causato dal timore di trovare scarso appoggio da parte dei compatriotti” (8) e la sede della redazione seguì Rossaro nei suoi trasferimenti. Questi, dopo una breve permanenza a Milano dove insegnò all’Istituto Bognetti, nel 1921 fece ritorno a Rovereto, chiamato a dirigere la biblioteca civica che guidò fino alla morte. Il primo compito che qui dovette affrontare fu quello di sovraintendere alle operazioni di rientro dei libri della biblioteca nel palazzo dell’Annona di Rovereto, nuova sede dell’istituto (9). In seguito, analogamente a quanto fece qualche anno prima presso l’Accademia dei Concordi di Rovigo, incominciò a incrementare il pat-rimonio della biblioteca con memorie di storia locale, fondi librari e archivi. All’abilità persuasiva di Rossaro ed anche, evi-dentemente, alla fiducia che in lui riponevano i suoi interlocutori, si deve l’acquisizione degli archivi storici della Giu-risdizione dei Conti Lodron, della Congregazione di Carità, di insigni personalità e facoltose famiglie roveretane, come pure la donazione dei fondi librari delle famiglie Salvotti e Zenatti e delle biblioteche personali di Scipio Sighele e Federico Halbherr. Il suo dinamismo lo spinse a progettare all’interno della biblioteca spazi dedicati a due roveretani illustri, le sale “Antonio Rosmini” e “Riccardo Zandonai”, dove il lettore avrebbe trovato svariate edizioni delle opere degli autori e scritti a loro dedi-cati. La propensione di Rossaro all’accentramento e alla conservazione di memorie diede inoltre vita a singolari collezioni, tut-tora conservate nella biblioteca: migliaia di “ricordini lutto” di vario stile e formato, timbri di comuni e parrocchie del Trenti-no di diverse epoche, carte di identità di cittadini roveretani e quaderni scolastici (10).
Rossaro fu un uomo infaticabile e dotato di notevole inventiva. La sua particolare inclinazione ad agire “in senso multiplo”, unita a una vigorosa operosità, lo portarono a realizzare diversi progetti simultaneamente. A Rovereto si fece promotore di in-iziative di varia entità dedicate alla memoria della guerra e dei suoi caduti (11). Tra le “maggiori”, si annoverano l’erezione del Sacrario monumentale di Castel Dante, che accolse le spoglie di oltre ventimila soldati di varie nazionalità traslati dai cimiteri di guerra sorti spontaneamente sulle montagne circostanti (i lavori iniziarono nel 1933 e l’inaugurazione ebbe luogo nel 1938); la fondazione nel 1921 del Museo storico italiano della guerra situato nel quattrocentesco castello di Rovereto, ne furono pro-motori oltre a Rossaro, Giovanni Malfer e Giuseppe Chini; l’ideazione della monumentale Campana dei Caduti, l’impresa che diede notorietà al suo ideatore e alla città di Rovereto ben oltre i confini nazionali, collocata dapprima sul torrione Malipiero del castello, in seguito spostata a Colle di Miravalle, dove tuttora risiede. È lo stesso Rossaro a evocare il contesto in cui mise a fuoco l’idea di istituire un monumento in onore di tutti i caduti, vincitori e vinti, della guerra appena conclusa:
“5 maggio 1921: Splendido tramonto presso l’Arco della Pace a Milano. Nell’aria tiepida e luminosa c’è l’oscillio d’una lon-tana campanella. Non si potrebbe pensare ad una campanella della pace sul castello di Rovereto? Ritornato a casa ripenso. O una campanella d’argento per la pace, o una grande campana pei caduti. La Campana dei Caduti sarà la più grande del Trenti-no” (12).
Per la sua realizzazione furono costituiti un Comitato esecutivo e un Comitato d’onore presieduto dalla regina Margherita di Savoia, madrina della Campana. Con il numero di maggio 1922 “Alba Trentina” avviò le sottoscrizioni per la raccolta di fondi e contestualmente vennero inviate le richieste alle nazioni coinvolte nella grande guerra per ottenere i cannoni di bronzo per la fusione. Allo scultore trentino Stefano Zuech fu affidato l’incarico per l’esecuzione della decorazione (13). A Rovereto, di primo acchito, l’iniziativa non riscosse molto successo. I più maliziosi insinuarono il dubbio che dietro alla raccolta di fondi si ce-lassero interessi personali di Rossaro (da qui gli derivò l’appellativo poco benevolo di “prete faccendiero”), ed anche la destina-zione della Campana sul torrione Maliperio suscitò perplessità e reazioni violente (14).
Nonostante le ostilità, il progetto prese forma e il 30 ottobre 1924 la Campana venne fusa nella Fonderia Luigi Colbacchini e Figli di Trento, posta ai piedi del Doss Trento dove, alcuni anni più tardi, verrà edificato il Mausoleo a una delle più im-portanti figure della causa irredentista, Cesare Battisti. Il 24 maggio 1925 la Campana giunse a Rovereto attesa dalle autorità, tra cui la regina Margherita di Savoia che tagliò il nastro al suo ingresso in piazza Rosmini e il vescovo di Trento Celestino Endrici, che la consacrò nel nome di Maria Dolens. Il 4 ottobre 1925 alla presenza del re d’Italia Vittorio Emanuele III ebbe luogo la cerimonia inaugurale presso il torrione Malipiero (15). Nel 1925 la Campana si dotò anche di un primo statuto, redat-to dallo stesso Rossaro, in seguito più volte modificato, che defìnì le finalità del monumento e il nuovo organigramma, se-condo il quale il Comitato esecutivo veniva sostituito da un Curatorio formato da varie personalità del mondo istituzionale e religioso (16). Nello statuto Rossaro specificò che la Campana dovesse essere posta all’interno delle mura del castello di Rov-ereto, sede del Museo storico della guerra, stabilendo così quel forte vincolo tra monumento e luogo di collocazione, che alcu-ni anni più tardi avrebbe provocato un’aspra controversia, allorchè si diffuse la notizia della decisione di spostare la Campana a Colle di Miravalle (17).
A causa del suono difettoso, il 13 giugno 1939 dopo un primo tentativo fallito, la Campana venne nuovamente fusa, questa volta dalla ditta Luigi Cavadini di Verona e il 26 maggio 1940, giunta a Rovereto, fu consacrata in piazza Rosmini. A seguito di una irreparabile incrinatura, si rese infine necessaria una terza fusione che ebbe luogo il 1° agosto 1964 nella fonderia della ditta Capanni a Castelnovo ne’ Monti (Reggio Emilia). La Campana fu quindi benedetta a Roma in Piazza S. Pietro dal pon-tefice Paolo VI e il 4 novembre fece il suo ingresso a Rovereto e venne collocata sul Colle di Miravalle, nei pressi dell’Ossario di Castel Dante.
Rossaro muore a Rovereto il 4 gennaio 1952. Solo qualche anno più tardi, nel 1968, la Fondazione Opera Campana dei Cadu-ti, che fino ad allora aveva operato come associazione di fatto, otterrà il riconoscimento giuridico (18).

Funzioni, occupazioni e attività
Titoli e onorificenze assegnati a don Antonio Rossaro (i dati sono tratti da un elenco autografo conservato nella Biblioteca ci-vica di Rovereto, BCR Ms 25.11 [6]).
– Accademia roveretana degli Agiati, Rovereto (aggregato dal 1913)
– Accademia dell’Arcadia, Roma, (aggregato dal 1914)
– Accademia dei Concordi, Rovigo, (aggregato dal 1919)
– Ordine della Corona d’Italia, Roma (commendatore, 1925)
– Ordine del Leone bianco, Prega (cavaliere, 1928)
– Ordine di S. Giorgio I di Grecia, Atene (cavaliere Croce d’oro, 1940)
– Sovrano Militare Ordine di Malta, Roma (cappellano conventuale ad honorem, 1940)
– Celeste Reale Militare Ordine della B.V. della Mercede, Roma (cappellano onorario, 1941)
– Ordine equestre di S. Agata della Repubblica di San Marino, San Marino (commendatore, 1941)
– Capitolare Ordine di S. Uberto di Lorena e Bari, Bruxelles (commendatore, 1943)
– Capitolare Militare Ordine dei Cavalieri della Concordia, Roma (cavaliere di Gran Croce, 1946)
– Imperiale Ordine Militare di S. Giorgio di Carinzia, Roma (commendatore di Grazia magistrale, 1948).

Fonti d’archivio
AAC, Archivio Accademia dei Concordi, Rovigo
ACG, Archivio Centrale Giuseppino, Roma
BCR, Biblioteca comuale, Rovereto
FOCC, Archivio Fondazione Opera Campana dei Caduti, Rovereto
MSIG, Archivio Museo storico italiano della guerra, Rovereto

Bibliografia
BELTRAMI C., Stefano Zuech: 1877-1968, Brez (Tn), Comune di Brez, 2007
CHIOCCHETTI V., Don Antonio Rossaro, IN: “Atti dell’Accademia roveretana degli Agiati”, 209, s. VI, II, 4, 1960-1962, pp. 13-32
DELAITI C., La Campana dei Caduti. Una storia critica, Tesi di laurea, Università degli Studi di Bologna, Corso di laurea in Storia della storiografia, a. acc. 2016-2017, relatore Ilaria Porciani, correlatore Paolo Capuzzo
DOTTA G., Leonardo Murialdo. Fondazione e sviluppo della Congregazione (1866-1900), Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2018
MAZZETTI A., Don Antonio Rossaro e l’Accademia dei Concordi di Rovigo: una presenza dinamica nell’Istituto culturale e nel Polesine, IN: “Atti dell’Accademia roveretana degli Agiati”, A, Classe di scienze umane, lettere ed arti, 1997, pp. 115-126, pp. 115-126
MONARI L., La Famiglia trentina in Rovigo, IN: “Alba trentina”, a. II, n. 1, gennaio 1918, pp. 24-28
NAVE A., Irredentisti in Polesine: Antonio Rossaro, Giorgio Wenter Marini e l'”Alba trentina”, IN: “Studi trentini di scienze storiche”, LXXXIII, sezione 1-4, 2004, pp. 497-515
RASERA F., Il prete della campana. Per un profilo politico di don Rossaro, IN: “Archivio trentino di Storia Contemporanea”, 1990, 2, pp. 45-59
RASERA F., Don Rossaro e la memoria della sua città, IN: “Annali del Museo storico italiano della guerra”, 1992-1993, pp. 259-268
ROSSARO A., La Campana dei Caduti, Milano, ed. Ciarrocca, 1952
ROSSARO A., Diario 1943-45: il tempo delle bombe, a cura di Maria Beatrice Marzani, Fabrizio Rasera, Rovereto, Bibliote-ca civica, 1993
SALA G., Don Rossaro e la sua attività giornalistica negli anni 1915-1916, IN: “Atti del VII congresso nazionale di storia del giornalismo”, Trieste, Istituto nazionale per la storia del giornalismo. Comitati provinciali di Trieste e Trento, 1972, pp. 295-304
Stefano Zuech 1877-1968: il volto, il mito, il sacro (a cura di) Elvio Mich, Chiara Moser, Roberto Pancheri, catalogo della mostra tenuta a Rovereto, Palazzo Alberti Poja, 2 luglio-18 settembre 2016, Trento, Wasabi, 2016
TRINCO R., SCUDIERO M., La campana dei Caduti: Maria Dolens, cento rintocchi per la pace, Mori, ed. La grafica, 1998
VADAGNINI A., Maria Dolens un simbolo di pace. La Campana che risveglia la coscienza dei popoli, Rovereto, ViaDellaTerra, 2005
VADAGNINI A., Maria Dolens un simbolo di pace: 2003-2013. Una Campana che parla al mondo, Rovereto, Egon, 2013

Note
(1) Uno studio accurato sugli anni giovanili e in particolare sulla formazione e sulla vicenda dell’entrata di Rossaro in seminar-io a Rovigo è offerto da Samassa F., “Antonio Rossaro: gli anni giovanili della formazione” (in corso di pubblicazione sulla rivista “Studi Trentini. Storia”). Il contributo trae spunto dalle ricerche condotte dall’autore nell’ambito del progetto “Carte di pace 2. Fonti per la storia della Campana dei Caduti e di don Antonio Rossaro” (2017-2018). Promosso dalla Fondazione Opera Campana dei Caduti con il coordinamento scientifico di Maurizio Gentilini, co-finanziato dalla Fondazione CARITRO di Rovereto, il progetto ha compreso anche il lavoro di riordino e inventariazione dell’archivio.
Per approfondimenti su altri aspetti dell’attività rossariana in Polesine si vedano inoltre: Sala G., “Don Rossaro e la sua attivi-tà giornalistica negli anni 1915-1916” in “Atti del VII congresso nazionale di storia del giornalismo”, Trieste, Istituto na-zionale per la storia del giornalismo. Comitati provinciali di Trieste e Trento, 1972, pp. 295-304; Mazzetti A., “Don Antonio Rossaro e l’Accademia dei Concordi di Rovigo: una presenza dinamica nell’Istituto culturale e nel Polesine” in “Atti dell’Accademia roveretana degli Agiati” A, Classe di scienze umane, lettere ed arti, 1997, pp. 115-126; Nave A., “Irredentisti in Polesine, Antonio Rossaro, Giorgio Wenter Marini e l’ ‘Alba Trentina’ ” in “Studi Trentini di Scienze Storiche”, LXXXIII, sezione 1-4, 2004, pp. 497-515; Delaiti C., “La Campana dei Caduti di Rovereto: una storia critica” tesi di laurea, Università degli studi di Bologna, corso di laurea in Storia della storiografia, a. acc. 2016-2017, relatore Ilaria Porciani, correlatore Paolo Capuzzo, pp. 18-34.
(2) Rossaro fu invitato a dirigere la biblioteca come sostituto di Manlio Torquato Dazzi, chiamato alle armi con lo scoppio della prima guerra mondiale.
(3) “Richiesta a Società ed Enti di pubblicazioni e di manoscritti riguardanti il Polesine durante la guerra per la loro conserva-zione in Accademia”, ACR, Memorie n. 88, 1918; “Relazione di Don Rossaro sul lavoro da lui svolto durante il suo incarico in Accademia”, ibidem, Memorie n. 89, 1919 (IIa).
(4) Una bibliografia completa della copiosa produzione letteraria di Rossaro è disponibile in Chiocchetti V., “Don Antonio Rossaro” in “Atti dell’Accademia Roveretana degli Agiati”, 209, s. VI, II, 4, 1960- 1962. Tra le opere non contemplate in questa bibliografia ricordiamo qui “La Campana dei Caduti”, ed. Ciarrocca, Milano 1952 (pubblicazione postuma) e “Dizionario degli uomini illustri del Trentino”, opera incompiuta, costituita da circa 5.000 pagine dattiloscritte, attualmente conservate presso la Biblioteca civica di Rovereto (BCR, Ms. 20 (2-13) ).
(5) Monari L., “La ‘Famiglia trentina’ in Rovigo” in “Alba Trentina”, a. II, n. 1, gennaio 1918, pp. 24-28.
(6) L’ultimo numero della rivista data agosto 1926. Rossaro diresse in seguito anche “El Campanom”, almanacco pubblicato dal 1926-1943 e il “Bollettino della Campana dei caduti”, con periodicità trimestrale edito dal 1930 al 1931.
(7) “Nell’Alba” in “Alba Trentina”, a. I, n. 1, gennaio 1917, p. 3.
(8) Brentari O., “‘L’Alba’ e l’Albo” in “Alba Trentina”, a. IV, n. 1 gennaio 1920, p. 1.
(9) A seguito degli eventi bellici, nell’ottobre 1918 i fondi librari della biblioteca furono trasferiti a Trento per scongiurarne la distruzione. Nel 1919 i libri rinentrarono a Rovereto e furono depositati in via provvisoria all’interno del Palazzo dell’Istruzione (Palazzo Piomarta). Il successivo trasferimento nella nuova sede della biblioteca civica a Palazzo dell’Annona comportò lo spostamento, la ricollocazione e la schedatura di circa 100.000 volumi.
(10) Chiocchetti V., “Don Antonio Rossaro”, cit., pp. 24-25.
(11) Tra le iniziative “minori” promosse dal prete nel primo dopoguerra si segnalano: la sottoscrizione per l’erezione di un monumento ai martiri roveretani Damiano Chiesa e Fabio Filzi, la sottoscrizione per la realizzazione della nuova pala di San Marco della Chiesa di Rovereto (in sostituzione di quella danneggiata dalla guerra), l’erezione di un monumento funerario a Damiano Chiesa, i busti della regina Margherita di Savoia, di Eugenio di Savoia e di Giovanna Maria della Croce, le lapidi a Goethe, Mozart, Pio VI e Giacomo Gotifredo Ferrari, la lapide in omaggio ai “Roveretani che non tornarono”, il monumento all’Alpino.
(12) Rossaro A., “Diario della Campana dei Caduti” (citato spesso anche come “Albo storico”), BCR, Ms. 25.10 (1)(2); una versione rivisitata dallo stesso Rossaro diversi anni dopo è stata pubblicata nel volume postumo “La Campana dei Caduti”, cit., p. 3.
(13) Con buona probabilità è attorno all’ambiente della rivista “Alba trentina” che lo scultore entra in contatto con Rossaro e ben presto tra i due nascerà un rapporto di amicizia e profonda stima, nutrito anche dalla comune passione per la musica classi-ca. Approfonditi studi sui fregi realizzati da Stefano Zuech per la Campana (I e II fusione) sono disponibili in Beltrami C., “Stefano Zuech. 1877-1968”, Brez (Tn), Comune di Brez, 2007, pp. 99-120; Moser C., “Stefano Zuech, lo scultore delle campana. Il rinnovamento novecentesco di un’arte millenaria” in “Stefano Zuech (1877-1968). Il volto il mito il sacro” (cat-alogo mostra) a cura di Mich E., Moser C., Pancheri R., Rovereto, Palazzo Alberti Poja, 2 luglio-18 settembre 2016, Trento, Wasabi, 2016; Delaiti C., “La Campana dei Caduti…”, cit., pp. 97-102.
(14) Cfr. Chiocchetti V. “Don Antonio Rossaro”, cit., p. 14.
(15) La cronaca della giornata è riportata in Vadagnini A., “Maria Dolens: la Campana che risveglia la coscienza dei popoli”, Rovereto, ViaDellaTerra, 2005, pp. 37-39.
(16) “Statuto della Campana dei Caduti in Rovereto”, tipografia Mercurio, Rovereto, 4 ottobre 1925. Nel 1939 Rossaro presentò al Consiglio un nuovo statuto e dopo svariate bozze venne pubblicata la versione definitiva in “La Magna Carta della Campana dei Caduti. Rovereto” (Padova, 1948) che ottenne l’alto patronato del Sovrano Militare Ordine di Malta, revocato nell’ottobre 1965.
(17) L’intenzione di trasferire la Campana a Colle di Miravalle (in località Val Scodella) fu resa pubblica qualche anno dopo la scomparsa di Rossaro in un discorso tenuto dal suo successore, padre Eusebio Jori, nel novembre 1960 a Monte Bondone. La notizia scatenò un lungo contenzioso tra la Reggenza e il Museo storico della guerra direttamente coinvolto nella gestione della Campana. Gli oppositori al trasferimento si appellarono allo statuto e in particolare al punto in cui lo stesso Rossaro specificò che la Campana dovesse trovare collocazione all’interno delle mura del castello di Rovereto. Puntuali ricostruzioni dei rapporti tra la Fondazione Opera Campana dei Caduti e il Museo italiano della guerra di Rovereto sono riportate in Delaiti C., “La Campana dei Caduti…”, cit., pp. 161-165. Le fonti primarie relative alla diatriba sono conservate nell’archivio della Fonda-zione Opera Campana dei Caduti di Rovereto (depositato presso la sede dell’istituto) e nei fondi Carmela Rossaro, Livio Fio-rio e Comitato riconoscenza a Don Antonio Rossaro conservati al Museo storico italiano della guerra di Rovereto, nonchè nel fondo istituzionale del museo (gli inventari sono scaricabili dalla rete all’indirizzo https://www.cultura.trentino.it/archivistorici/inventari/online)
(18) Per la storia istituzionale della Fondazione e degli organismi che l’hanno preceduta, si rimanda alla relativa scheda sogget-to produttore curata da Nicola Zini.